La libertà è schiava degli uomini

La libertà impugna la bandiera bianca in una mano ed una spada rosso sangue nell’altra. Debole ma dominante, sconfitta ma vittoriosa, schiava ma libera. Il mondo è troppo piccolo per gli uomini egoisti.

La storia dell’umanità è sporta di innumerevoli guerre, talmente tante che hanno reso la pace un breve ed insignificante intermezzo dove si cresce militarmente per risultare sempre più temibili.

Se da una parte un popolo oppressore si espande per migliorare la qualità della propria vita ed il prestigio internazionale, dall’altra il popolo oppresso combatte per mantenerlo: un “acerbo conflitto alla tutela della gloria” lo definì Omero, attraverso Ettore, nella sua “Iliade” che vedeva due culture diverse scontrarsi, dove ne prevalse una, mentre l’altra soccombeva.

In queste guerre c’è chi tuttavia viene sconfitto, sempre, qualunque sia il vincitore: la libertà, resa schiava ogni volta. Quella che veniva descritta da Delacroix come una donna gloriosa che guida il popolo, in realtà ha sempre sofferto, e di glorioso le è rimasto ben poco.

Nell’antico Egitto il popolo ebraico è stato reso schiavo, così come i neri d’Africa in America qualche secolo più tardi, passando per i Greci, i Sassoni, le popolazioni d’Asia ed est-europee.

D’altronde, senza schiavitù non esisterebbero le piramidi, le architetture romane, le ferrovie o, come affermò Machiavelli ne “il Principe”, le “virtù” che ne derivano: la gloria di un popolo, per esempio. Ma una cosa è certa: là dove si erge la magnificente Sfinge la libertà è stata mutilata. L’uomo non si è mai stancato di cercarla, non accorgendosi che sottraendola agli altri si rendeva schiavo egli stesso: schiavo del potere, come i rivoltosi a Bronte, descritti da Verga nelle “novelle rusticane”, che dopo aver messo a ferro e fuoco la cittadina cercavano di spartirselo. “Libertà vuol dire che deve essercene per tutti”, gridavano, non rendendosi conto che essa era morta insieme agli innocenti che avevano poco prima ucciso.

La libertà finisce là dove inizia quella di un altro, ed attingendo alla coppa dell’odio ci si dimentica che la libertà altrui è come “legata inestricabilmente alla nostra”.

Per come è strutturata la forma mentis dell’uomo, la libertà è irraggiungibile: un velo nebbioso inafferrabile e che non si può comprendere, che crediamo si possa dominare strappandola agli altri. Ma, si è davvero liberi se si può fare ciò che ci rende felici? O si è solo schiavi di se stessi e di un mondo che poggia le proprie fondamenta in secoli di guerre, violenze e discriminazioni?

La libertà non spetta ai vincitori, poiché non c’è vittoria.

Non spetta ai guerrieri, poiché non ci dovrebbero essere guerre.Non spetta agli uomini, finché non ci sarà umanità.